Osteopatia e reflusso gastroesofageo: il ruolo del diaframma e del trattamento viscerale

Osteopatia e reflusso gastroesofageo

Secondo i dati elaborati dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, il reflusso gastroesofageo colpisce tra il 23% e il 26% della popolazione italiana: i soggetti che ne soffrono accusano i sintomi almeno due volte alla settimana. L’Italia si colloca tra i Paesi a più alta prevalenza al mondo, secondo l’analisi internazionale del Global Burden of Disease, pubblicata su The Lancet Gastroenterology & Hepatology. La pirosi retrosternale, il rigurgito acido e la tosse notturna sono i sintomi più frequenti, che solitamente vengono gestiti con l’assunzione di farmaci antiacidi e con la correzione delle abitudini alimentari. Esiste però anche una componente meccanica che spesso viene ignorata, nonostante rivesta un ruolo decisivo nella gestione della patologia: si tratta del diaframma, un muscolo su cui può intervenire l’Osteopatia, offrendo un efficace supporto complementare a quello medico. Mediante l’uso di tecniche viscerali, l’osteopata agisce sulla funzionalità diaframmatica e sulla giunzione tra esofago e stomaco.

Vediamo nel dettaglio l’origine del reflusso gastroesofageo, le cause e i fattori di rischio, nonché la visione e l’approccio osteopatico di Luca Caimi, osteopata di Monza con oltre 25 anni di esperienza e fondatore dello Studio Igea – PROGETTOSALUTE.

 

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Anatomia della giunzione gastroesofagea

Per comprendere come nasce il reflusso occorre osservare il punto in cui l’esofago si unisce allo stomaco, ovvero la cosiddetta giunzione gastroesofagea. Qui si trovano due strutture che lavorano in sinergia per contenere la risalita degli acidi gastrici. La prima è lo sfintere esofageo inferiore (SEI), un anello di muscolatura liscia che funziona da valvola, rilassandosi al passaggio del cibo e richiudendosi subito dopo. La seconda è il diaframma, il principale muscolo respiratorio: i suoi pilastri avvolgono l’esofago come un cappio e ne rinforzano la chiusura a ogni inspirazione e a ogni aumento della pressione addominale. Completano l’architettura l’angolo di His, l’inclinazione acuta con cui l’esofago si immette nello stomaco, e il legamento freno-esofageo. Quando questo sistema perde coordinazione – per un rilassamento del SEI nei momenti errati o per una perdita di tono ed elasticità del diaframma – la barriera diventa permeabile e il contenuto gastrico refluisce.

Reflusso gastroesofageo ed ernia iatale: cause e fattori di rischio

Il reflusso ha un’origine multifattoriale. Tra i fattori di rischio più documentati figurano il sovrappeso, i pasti abbondanti e serali, il fumo, la stitichezza, la tosse cronica e lo stress: elementi che aumentano la pressione addominale o rallentano lo svuotamento gastrico. Letti in chiave osteopatica, tali fattori raramente agiscono isolati: si intrecciano con la meccanica respiratoria e posturale, convergendo in alcuni quadri ricorrenti. Due condizioni, in particolare, meritano un approfondimento.

Il ruolo dell’ernia iatale

L’ernia iatale è il fattore anatomico più frequentemente associato al reflusso.

Esistono due tipologie di ernia iatale: da scivolamento, la più comune, e paraesofagea, più grave, in cui una porzione dello stomaco scivola nel torace lateralmente all’esofago.

L’ernia iatale da scivolamento si verifica quando una porzione dello stomaco risale nel torace attraverso lo iato diaframmatico, il varco che lascia transitare l’esofago. È una condizione fortemente correlata all’età: interessa circa il 15% della popolazione, quota che sale al 25% dopo i 50 anni e coinvolge la quasi totalità degli ultraottantenni, secondo l’Istituto Superiore di Sanità. La risalita altera l’angolo di His e disallinea SEI e pilastri diaframmatici, indebolendo la doppia chiusura. Il legame non è però automatico: meno della metà di chi ha un’ernia iatale sviluppa la malattia da reflusso, mentre chi soffre di reflusso persistente presenta molto spesso un’ernia associata.

I sintomi che ingannano

Il reflusso non si esaurisce nel bruciore. Secondo la letteratura raccolta da Medtopics, in Italia il 74,4% dei pazienti lamenta almeno un sintomo extraesofageo – raucedine, tosse persistente, senso di corpo estraneo in gola, disturbi del sonno – spesso ricondotto ad altre cause. È una delle ragioni per cui la diagnosi arriva talvolta in ritardo.

Diagnosi del reflusso gastroesofageo: il ruolo del gastroenterologo

La diagnosi del reflusso gastroesofageo e delle sue complicanze è di stretta competenza medica. Lo specialista di riferimento è il gastroenterologo: si occupa di effettuare approfondimenti mirati – quali la gastroscopia, la pH-impedenziometria e la manometria esofagea – per un corretto inquadramento della sintomatologia. Gestisce altresì la terapia farmacologica, solitamente basata sull’uso di inibitori di pompa protonica, finalizzati a ridurre la secrezione acida gastrica. L’Osteopatia si colloca accanto a questo percorso e non in alternativa ad esso. Interviene sulla componente funzionale e biomeccanica del disturbo, ovvero quella su cui la terapia farmacologica non può agire.

L’approccio osteopatico al reflusso gastroesofageo

La valutazione osteopatica parte da un’analisi globale del paziente, per poi concentrarsi sul diaframma, sulla mobilità del tratto dorsale, sulla mobilità dello stomaco in relazione al suo sistema sospensorio, e infine sulla regione della giunzione gastroesofagea. L’obiettivo non è agire sui sintomi, ma restituire al diaframma le condizioni per sostenere correttamente la barriera antireflusso. Tra le tecniche più utilizzate si annoverano:

  • Tecniche fasciali e miofasciali sul diaframma, per ridurne la rigidità e recuperarne l’escursione respiratoria;
  • Mobilizzazione viscerale dello stomaco e della sua giunzione gastroesofagea e lavoro sui pilastri diaframmatici;
  • Tecniche sul tratto dorsale e sulle articolazioni costo-vertebrali, da cui origina parte dell’innervazione dell’apparato digerente;
  • Lavoro sul nervo vago e nervo frenico, e sul sistema neurovegetativo coinvolto nella regolazione della motilità gastrica;
  • Esercizi respiratori e posturali a domicilio, integrabili con Pancafit o Ginnastica della Salute.

Le tecniche sopracitate, per la gestione del reflusso gastroesofageo, sono supportate anche da alcune ricerche cliniche. Uno studio randomizzato in doppio cieco su 60 pazienti, pubblicato sul Journal of Clinical Medicine, ha documentato come i soggetti trattati con una tecnica osteopatica sullo sfintere esofageo inferiore abbiano ottenuto, a distanza di una settimana, un miglioramento dei sintomi di circa 1,5 punti (nel questionario validato GerdQ) rispetto al gruppo placebo.

Un precedente studio manometrico aveva rilevato un aumento della pressione dello sfintere subito dopo il trattamento osteopatico del diaframma. Sono risultati preliminari, da confermare su casistiche più ampie, che delineano tuttavia un ruolo complementare plausibile per l’Osteopatia.

In presenza di segni d’allarme, quali disfagia, calo di peso, anemia o sintomi persistenti nonostante la terapia, resta prioritario il confronto medico-specialistico.

FAQ Osteopatia e reflusso gastroesofageo

Che cos’è il reflusso gastroesofageo?

È la risalita del contenuto acido dello stomaco nell’esofago, dovuta al cedimento della barriera antireflusso, formata dallo sfintere esofageo inferiore e dal diaframma. Si manifesta con bruciore retrosternale e rigurgito, ma anche con sintomi extraesofagei come tosse e raucedine.

L’Osteopatia è efficace per il reflusso gastroesofageo?

Le tecniche osteopatiche agiscono sulla componente meccanica del disturbo, migliorando la mobilità del diaframma e della giunzione gastroesofagea. Non sostituiscono la terapia medica ma possono integrarla: la letteratura scientifica attualmente disponibile riporta un miglioramento della sintomatologia, pur trattandosi di studi ancora limitati.

L’osteopata può trattare l’ernia iatale?

Il trattamento manuale osteopatico non riposiziona l’ernia, che resta una condizione anatomica. Può però migliorare la funzionalità diaframmatica e attenuare i sintomi da reflusso che spesso l’accompagnano, sempre in accordo con il medico curante.

 

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La visione dell’Osteopata di Monza – Luca Caimi

“Quando un paziente mi parla di reflusso, la prima domanda che mi pongo non riguarda quanto acido produca il suo stomaco, ma come respira. Il diaframma è il grande dimenticato di questo disturbo: se è rigido e lavora male, la valvola che dovrebbe proteggere l’esofago perde parte del suo sostegno naturale”, spiega l’osteopata di Monza, Luca Caimi.

“È importante chiarire che l’Osteopatia non entra in competizione con il gastroenterologo, ma ne completa il lavoro sul versante meccanico. Ridare mobilità al diaframma e alla colonna dorsale significa restituire al corpo un tassello che i farmaci, da soli, non possono recuperare. Per questo il dialogo tra osteopata e medico, nell’ambito di un percorso interdisciplinare, fa spesso la differenza sui risultati”, conclude Caimi.

Il caso studio dell’Osteopata Luca Caimi

Un caso seguito dall’osteopata monzese aiuta a comprendere meglio quanto la meccanica respiratoria incida sul reflusso.

“Ho avuto un paziente sui cinquant’anni, che soffriva di reflusso prevalentemente notturno, controllato solo parzialmente dai farmaci. All’esame ho riscontrato un diaframma rigido, una respirazione alta e concentrata sulle spalle e importanti tensioni sul tratto dorsale. L’acidità, in realtà, era soltanto una parte del problema. A mantenere la giunzione sotto pressione contribuiva soprattutto una respirazione disfunzionale, corta e mal distribuita. Lavorando su diaframma, colonna dorsale e schema respiratorio – racconta Caimi – con l’aggiunta di indicazioni posturali, gli episodi notturni si sono progressivamente ridotti e il gastroenterologo ha potuto rimodulare la terapia. Non ho sostituito la cura, ho rimesso in funzione la parte meccanica che i farmaci non potevano raggiungere”.

Osteopata a Monza: a chi rivolgersi?

Affidarsi a professionisti certificati è il primo passo. L’Osteopatia a Monza trova nello Studio Igea – PROGETTOSALUTE un solido punto di riferimento. Luca Caimi, fondatore e osteopata con oltre 25 anni di esperienza (ROI n. 955), è a disposizione per valutazioni e piani di trattamento personalizzati.

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Articolo a carattere informativo-divulgativo. In nessun caso può sostituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento. Non intende altresì sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. È sempre raccomandato rivolgersi a un medico in caso di dubbi o necessità.

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